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Segmentazione, targeting e posizionamento: scegli tu i clienti

Segmentazione, targeting e posizionamento: scegli tu i clienti

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Introduzione

Segmentare il mercato, mirare ai segmenti giusti, occupare un posto preciso nella testa di chi compra: l'STP è la differenza tra scegliere i clienti e sperare di essere scelti.
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«Vendiamo a tutti» è la frase che apre più riunioni e chiude più aziende. Suona prudente — più mercato, più possibilità — e invece è il piano di marketing più caro che esista, perché un messaggio rivolto a tutti non parla a nessuno, un budget spalmato su tutti si dissolve, e un'azienda che va bene per chiunque è, per definizione, sostituibile da chiunque. Il marketing serio funziona al contrario: prima scegli tu i clienti, poi costruisci tutto — offerta, prezzo, comunicazione — perché siano loro a scegliere te. Questo processo ha un nome da manuale, segmentazione, targeting e posizionamento, e una logica da bottega: decidere con chi vale la pena lavorare e diventare la scelta ovvia per quelle persone.

"Dito metallico indica una riga sottolineata in rosso: la macchina sceglie chi citare"

Vendere a tutti è il modo più rapido per sparire

Facciamo il test sulla tua azienda: se ti chiedo chi è il tuo cliente ideale e la risposta inizia con «be', dipende», l'STP non l'hai mai fatto. Le conseguenze sono prevedibili e tutte costose. Il sito parla genericamente di «qualità» e «professionalità», parole che non convincono nessuno perché le usano tutti. Le campagne sparano nel mucchio e l'unico segmento che rispondono sempre è quello dei cacciatori di sconti. I preventivi si giocano sul prezzo, perché in assenza di altre differenze il prezzo è l'unica cosa che il cliente può confrontare.

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C'è anche un errore di prospettiva più profondo, che Kotler ha passato la vita a correggere: il compito non è trovare i clienti giusti per i tuoi prodotti, ma i prodotti giusti per i tuoi clienti. Finché ragioni da «ho questo, a chi lo piazzo?», stai spingendo. Quando ragioni da «queste persone hanno questo problema, come lo risolvo meglio di tutti?», stai facendo marketing.

Segmentare: il mercato è un mosaico, non una massa

La segmentazione è l'atto di dividere il mercato in gruppi di persone con bisogni, comportamenti o caratteristiche diverse: demografia, geografia, stile di vita, comportamento d'acquisto. Sembra astratto finché lo appoggi su un caso concreto. Prendi una palestra di provincia: dentro lo stesso capannone passano lo studente che viene la sera e guarda il prezzo, il manager che ha quarantacinque minuti in pausa pranzo e paga volentieri per non aspettare le macchine, l'over sessanta che cerca un corso seguito e un ambiente tranquillo. Stessi attrezzi, tre clienti diversi, tre bisogni diversi, tre disponibilità di spesa diverse.

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Una PMI non ha bisogno di software sofisticati per cominciare: bastano le fatture degli ultimi due anni e un'ora di onestà. Chi ti ha portato margine, chi ti ha portato grane? Da quali clienti arrivano i passaparola? Quali lavori rifaresti domattina e quali hai giurato di non accettare mai più? I segmenti, nella maggior parte delle aziende, sono già lì: nessuno li ha mai guardati.

Targeting: scegliere dove vale la pena giocare

Segmentato il mercato, arriva la parte dolorosa: scegliere. Il targeting è decidere quali e quanti segmenti servire in base alle opportunità di profitto, e per una PMI la matematica è severa: con risorse limitate, un segmento servito in modo eccellente batte cinque segmenti serviti in modo mediocre, sempre. I criteri sono pochi e concreti: il segmento è abbastanza grande da camparci? Riesci a raggiungerlo con i canali che ti puoi permettere? Il margine c'è? E quanto è affollato di concorrenti più attrezzati di te?

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Nota cosa significa in pratica: scegliere un bersaglio vuol dire rinunciare agli altri, almeno nella comunicazione. È il passaggio che spaventa di più gli imprenditori — «e se perdo i clienti fuori dal target?» — ed è anche quello che separa chi cresce da chi galleggia. La paura di escludere qualcuno è il motivo per cui la tua comunicazione oggi è troppo educata per essere notata e troppo vaga per essere creduta.

Posizionamento: un posto preciso nella testa del cliente

Il posizionamento è l'ultimo atto e il più sottovalutato: costruire un'offerta e un'immagine che occupino un posto distinto e desiderabile nella mente del segmento scelto. Il caso di scuola è Volvo, che da decenni possiede una sola parola nella testa degli automobilisti: sicurezza. Non «auto di qualità», non «soluzioni di mobilità innovative»: sicurezza. Una parola, presidiata per cinquant'anni, vale più di cento slogan cambiati ogni stagione.

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Per una PMI il principio è identico, cambia solo la scala. L'idraulico che risponde entro un'ora e lo scrive ovunque possiede «urgenza». Lo studio che lavora solo con e-commerce possiede quel territorio nella sua provincia. Il ristorante che cucina una sola cosa, benissimo, batte il menù di dodici pagine. Il posizionamento è una promessa specifica mantenuta in modo monotono — ed è qui che il nome di questo sito smette di essere un vezzo: posizionarsi significa decidere cos'è molto importante nella tua offerta e dirlo prima e meglio di chiunque altro. Se non scegli tu il tuo posto nella testa del cliente, lo sceglie il mercato, e di solito sceglie «quello che costa meno».

Gli errori tipici delle PMI, dal listino fotocopia al cliente fantasma

Tre errori tornano con una regolarità che meriterebbe un abbonamento. Il primo è copiare il competitor: stesso sito, stessi servizi, stesse parole, con l'idea che se funziona per lui funzionerà per te — peccato che due aziende identiche si differenzino solo sul prezzo, e a quel gioco perde chi ha meno cassa. Il secondo è posizionarsi «sulla qualità», che non è un posizionamento: nessun concorrente si dichiara scadente, quindi la parola non sposta niente. Il terzo è cambiare posizionamento a ogni stagione, inseguendo il mercato invece di presidiare un territorio: la testa del cliente premia la coerenza e dimentica i volubili.

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C'è poi l'errore contabile, il più silenzioso: valutare i clienti sulla singola transazione invece che sul loro valore nel tempo. Il cliente nel segmento giusto torna, compra di più, ti porta altri clienti simili a lui: il suo valore vero si misura sugli anni, non sullo scontrino. È il passaggio dal portfolio prodotti al portfolio clienti, e per una PMI cambia le priorità: meglio dieci clienti ad alto valore nel tempo che cento occasionali a margine zero.

Con l'STP fatto, le campagne costano la metà

Tutto questo lavoro ha un premio immediato e misurabile: quando accendi l'advertising, i soldi rendono. Il targeting delle piattaforme smette di essere una speranza e diventa la traduzione tecnica di una scelta già fatta; gli annunci parlano a una persona precisa, e quella persona si riconosce e clicca; la pagina di destinazione mantiene la promessa, e il clic diventa contatto. È la differenza tra campagne Google Ads e Meta che producono richieste e campagne che producono report pieni di impression.

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Se invece l'STP manca, vale quello che abbiamo scritto a proposito delle 4P: l'algoritmo amplifica le decisioni che trova, comprese quelle mai prese. Gli altri articoli della categoria marketing tradizionale seguono lo stesso filo: prima il metodo, poi gli strumenti.

Il passo successivo

L'esercizio per questa settimana sta su un foglio: tre segmenti che servi oggi, una riga di bisogni per ciascuno, una croce su quello dove margini e passaparola sono migliori, e una frase — una sola — che dica perché quel segmento dovrebbe scegliere te. Se la frase potrebbe firmarla anche il tuo concorrente, riscrivila finché diventa solo tua.

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Per i prossimi approfondimenti c'è la newsletter: si iscrive in dieci secondi e arriva solo quando ha qualcosa da dire. E se il posizionamento preferisci costruirlo con qualcuno che lo fa di mestiere, una telefonata al 329 128 68 25 vale più di sei mesi di tentativi.

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