
Reporting Ads Using Video: la novità che separa video e statici nei tuoi report
Il nuovo segmento Ads Using Video isola il rendimento degli annunci video rispetto agli statici: come si legge, cosa ti dice, come usarlo per ridistribuire budget.
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Introduzione
Finora il rendimento degli annunci video in Performance Max era affogato dentro al rendimento complessivo della campagna. Il nuovo segmento "Ads Using Video" lo isola: vedi davvero quanto e cosa portano i tuoi asset video, e puoi decidere se vale la pena produrne di più.
Per anni la decisione di produrre nuovi video pubblicitari, in PMax e Demand Gen, è stata presa al buio. Sapevi che Google li voleva, sapevi che senza il sistema generava video automatici di qualità altalenante, ma quanto effettivamente i tuoi video portassero, isolati dal resto, era un'informazione mai disponibile. Il nuovo segmento "Ads Using Video" chiude il buco, e finalmente permette di rispondere a una domanda concreta: i tremila euro spesi a produrre quel set di video sono stati ripagati o no? La risposta non sempre è gradevole, ed è esattamente per questo che il dato è importante.

Cos'è il nuovo segmento e dove si trova
Il segmento "Ads Using Video" vive nella sezione segmenti dei report di Performance Max e Demand Gen. Si attiva come qualsiasi altro segmento, con la differenza che spacca la tabella in due righe: una per gli annunci che hanno usato video come asset principale, una per quelli che si sono basati su asset statici (immagini, headline, descrizioni testuali). La granularità arriva al livello di campagna e di asset group, il che permette analisi mirate per ogni gruppo di prodotti o servizi.
La copertura attuale è PMax in primis, Demand Gen subito dopo, con estensione progressiva ad altri formati. Per le campagne Video puro la segmentazione è meno utile, perché tutto è video per definizione. Il valore vero è in PMax, dove la coesistenza forzata di video e statici nello stesso asset group ha sempre reso opaco il contributo di ciascuno. Adesso quel velo cade.
Cosa misura in concreto
Le metriche disponibili sono quelle standard del report, ma sdoppiate. Per ogni indicatore vedi la riga "with video" e la riga "without video": impressioni, click, CTR, conversioni, valore di conversione, ROAS. La novità non è l'invenzione di nuove metriche, è la possibilità di confrontare le esistenti su due popolazioni di annunci che fino a ieri erano impossibili da separare nei report standard.
Una nota tecnica importante: il segmento si riferisce all'annuncio servito, non all'asset di partenza. Se hai caricato dieci video e quindici immagini, il segmento ti dice quanto del rendimento finale è arrivato da annunci che includevano almeno un video, non quanto ha reso ogni singolo video individualmente. Per quel livello di dettaglio servono i report a livello di asset, che sono complementari ma diversi.
Come usarlo per le decisioni di budget
Il modo più produttivo di leggere il segmento è in forma di rapporto. Se gli annunci with-video portano il 35% delle conversioni e rappresentano il 60% del budget, c'è un'asimmetria che va indagata: o i video sono mal costruiti, o il pubblico raggiunto dai video è più freddo, o ancora il mix di asset video è troppo simile e satura il pubblico. All'opposto, se with-video porta il 50% delle conversioni con il 30% del budget, hai una scoperta operativa importante: investire in più video, e di migliore qualità, è la prossima azione razionale.
Quel ragionamento di ribilanciamento non è automatico, va fatto a mano, e va fatto con calma. Una settimana di dati non basta, due settimane sono il minimo, un mese è il punto in cui le decisioni diventano davvero ragionate. Per inquadrarlo dentro al disegno più ampio del tuo account, vale la pena leggere anche audit account Google Ads, che mette il reporting in fila con tutti gli altri segnali.
Quando il dato non è ancora affidabile
Ci sono tre situazioni in cui il segmento, pur disponibile, non racconta una verità utilizzabile. Le campagne troppo nuove, sotto le tre-quattro settimane di attività, sono in fase di apprendimento: l'algoritmo sta ancora capendo come distribuire impression fra asset, e il rapporto video/statici cambia da un giorno all'altro. Leggerlo lì significa inseguire rumore.
Il volume basso è il secondo limite: PMax piccole, con poche conversioni totali al mese, restituiscono numeri sui due segmenti talmente sottili da non superare nessun test di significatività. Sotto le cinquanta conversioni mensili per asset group, il segmento è una curiosità, non una guida. Terzo, il mix incoerente di asset: se i tuoi video sono di qualità molto diversa (alcuni professionali, altri generati automaticamente), il segmento aggrega cose troppo eterogenee per essere utili. Prima si fa qualità, poi si guarda il segmento.
Errori tipici nell'interpretazione
Il primo errore, e di gran lunga il più frequente, è scambiare correlazione per causazione. Se with-video converte meglio non significa automaticamente che siano i video a far convertire: potrebbe essere che gli annunci con video raggiungano un pubblico diverso, in momenti diversi, con un mood diverso. Per separare le due cose serve un esperimento controllato (su Demand Gen è più semplice, su PMax meno), non una lettura aritmetica del report.
Il secondo errore è ignorare la stagionalità: certi periodi premiano il video più del solito (Natale, lanci di stagione, periodi di forte presenza social), e leggere un solo mese contro il mese precedente porta a conclusioni spesso fuorvianti. Confronto sensato è anno su anno, oppure trimestre vs trimestre dell'anno precedente. Il terzo è dimenticare il percorso multi-touch: un video visto a metà funnel può essere il vero motore di una conversione che poi si chiude su un annuncio statico, e il segmento non lo cattura. Per quello servirebbe attribuzione di journey, di cui parliamo in journey-aware bidding.
Da qui: cosa fare nei prossimi 30 giorni
Tre mosse, in ordine. Prima, attivare il segmento in tutte le PMax e Demand Gen attive da almeno un mese, e scaricare in un foglio il rapporto with-video / without-video per impression, conversioni e ROAS. Seconda, identificare almeno una campagna in cui l'asimmetria è marcata, e decidere quale ipotesi testare il mese successivo: più video, video diversi, esclusione dei video peggiori, o pausa parziale per testare la differenza. Terza, calendarizzare la review mensile del segmento come voce fissa, perché senza ritmo qualsiasi reporting nuovo finisce nel cassetto entro tre settimane.
C'è una mossa zero che vale la pena fare prima di tutte: chiedersi se i video che hai sono adeguati al messaggio del momento, o se sono rimasti lì dal lancio dell'anno scorso. La risposta a quella domanda guida tutto il resto. Per inquadrare il segmento nel mosaico più ampio delle novità Google Ads e degli strumenti advertising evergreen, o per affidare l'analisi a chi guarda questi report ogni giorno, una chiamata diretta chiude la pratica in poco tempo.
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